Col del Neviolet agosto 2011
Con i suoi 2612 mt. il Colle del Nivolet è il quarto valico stradale italiano asfaltato: si snoda interamente entro i confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso.
Partiamo da Locana (613 mt.) dove cominciano a vedersi le prime pendenze significative. In questo primo tratto il panorama non è un gran che in quanto la vallata è assai chiusa. Proseguiamo e incontrando le prime vere rampe di salita nei pressi di Noasca (1063 mt.)
Superato il centro del paese imbocchiamo la nuova galleria lunga (3,5 km) ben illuminata.
Con grande sollievo si esce dalla galleria e si sbuca a Ceresole Reale (mt. 1620).
Un primo tratto quasi in falsopiano ci conduce alla frazioncina di Chiapili (mt. 1657), dove il paesaggio diventa veramente incantevole: nonostante i 1000 mt di dislivello già superati, qui che comincia la salita al Col del Nivolet, distante ancora 15 km!!! Di fronte a noi una serie infinita di tornanti, di pendenza assai sostenuta che spesso tocca il 10%. Si raggiunge così la diga ed il lago artificiale di Serrù (mt. 2275), da qui si perdono circa 100 mt di dislivello in discesa sino a giungere all'altro bacino artificiale, il lago Agnel.
Ha inizio l'ultimo tratto di salita, ora si pedala tra immense pietraie e radi pascoli sino al Colle, incassato fra le rocce.
Uno sguardo al panorama incantevole, un brindisi e uno spuntino, poi inforcata la mantellina, giù a capofitto... fino al fondovalle.
Lago Teleccio (per la cronaca fatta solo da Roberto Perrucconi)
All'uscita dell'abitato di Rosone, parte il bivio per il vallone di Piantonetto, ben segnalato: si comincia subito a salire con decisione, su strada che progressivamente si restringe e il cui fondo lascia un poco a desiderare. Si entra nella borgata di San Lorenzo (km 3,3), unico centro abitato e si prosegue per le borgate di Valsoani (km 3,8) Ghiglieri (km 4,4) e San Giacomo (km 4,9). All'uscita di San Giacomo, ultimo centro abitato, le pendenze tornano a farsi importanti: la strada si snoda sul fianco del torrente, lo attraversa su di un esile ponticello per sbucare infine dopo un tratto estremamente ripido al km 6,2 in un ampia radura a pascolo.
Le fatiche sono ancora molte: la strada si inerpica sul lato sinistro del vallone, disegnando alcuni tornanti: al km 7,8 inizia l'ultimo tratto di salita recentemente asfaltata. Da qui in poi le difficoltà diventano estreme: lunghi ed impietosi rettilinei fanno guadagnare quota molto velocemente. L'arrampicata finale è su terreno misto (alternanza di asfalto e cemento): si superano due brevi gallerie scavate nella roccia. Con due ultime e micidiali rampe in cemento si guadagna infine il muraglione della diga di Teleccio, a quota 1924 metri. La discesa va affrontata con molta cautela: oltre all'assenza di protezioni a valle va messo in dovuto conto la presenza di numerose e pericolosissime griglie trasversali di scolo dell'acqua piovana, molto grossolane e che sembrano posate apposta per farci incastrare le ruote della bici, con conseguenze facilmente immaginabili…
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